Sud Sudan, la generazione perduta delle spose bambine

Cresce il numero di matrimoni precoci

3 ragazze su 4 non vanno a scuola quasi sempre a causa di matrimoni precociIl Sud Sudan oggi è un paese devastato, con livelli di povertà altissimi e un tasso di istruzione femminile quasi inesistente: 3 ragazze su 4 non vanno a scuola quasi sempre a causa di matrimoni precoci.

Il matrimonio infantile è ancora influenzato dalle tradizioni, ma le famiglie testimoniano che i principali fattori sono la povertà e la fame, alimentate da cinque anni di conflitto.

Per poter sopravvivere molti genitori fanno sposare le loro figlie anche giovanissime, negando loro così il diritto di scegliere come vivere le loro vite.

Se gli sforzi per mettere fine ai matrimoni precoci in Sud Sudan non saranno intensificati, un’altra intera generazione di ragazze non potrà andare a scuola, dovrà affrontare enormi rischi per la salute durante il parto e sarà esposta a violenze e abusi.

Sono tantissimi anche i rischi per la salute

Le spose bambine hanno maggiori rischi di complicazioni o morte durante la gravidanza e il parto in un paese in cui il tasso di mortalità materna è uno dei più alti del mondo. Una prassi che espone inevitabilmente le ragazze al rischio di violenze e abusi fisici e psicologici, anche  dentro le mura domestiche.

L’84% delle donne e ragazze sposate intervistate dal team di Oxfam a Nyal, nel nuovo report “Born to be married”diffuso oggi, ha dichiarato di aver avuto esperienza o aver assistito a violenze sessuali tra marito e moglie.

Nella città di Nyal, nel nord del Paese, il 70% delle ragazze sono state costrette a sposarsi prima dei 18 anni, mentre una bambina su dieci addirittura prima dei 15 anni. Un aumento esponenziale rispetto ai livelli pre-conflitto, che vedevano un tasso di matrimoni precoci del 45% su media nazionale.

Dall’emancipazione delle donne dipende una parte essenziale del futuro del Sud Sudan

Il matrimonio infantile è un problema endemico in Sud Sudan e il Governo ha sviluppato un piano a lungo termine per mettervi fine, mentre le organizzazioni che nel Paese si battono per i diritti delle donne, stanno facendo pressione sulla politica per ottenere un cambiamento reale.

Affrontare il matrimonio infantile significa proteggere una delle fasce più vulnerabili della popolazione.

Per questo Oxfam chiede al Governo del Sud Sudan di intervenire al più presto per porre fine ad una pratica che nega i diritti umani fondamentali a milioni di bambine e ragazze.

Chiediamo inoltre ai donatori internazionali e alle agenzie umanitarie di indirizzare maggiori finanziamenti a interventi che, assieme alle comunità locali, aiutino a combattere la violenza di genere e il matrimonio infantile, a partire dal potenziamento della attività educative e di sensibilizzazione sul fenomeno tra la popolazione.

Le ragazze a Nyal, come nel resto del Sud Sudan, vogliono andare a scuola, giocare, imparare e fare la differenza nella loro comunità, ma per farlo hanno bisogno del sostegno delle istituzioni, dei donatori internazionali e delle agenzie umanitarie.

 

Sud Sudan sull’orlo della carestia

In Sud Sudan milioni di persone rischiano di morire letteralmente di fame

In Sud Sudan 1 persona su 2 è senza cibo

Credit: Pablo Tosco / Oxfam

Dopo quattro anni di brutale guerra civile le scorte alimentari in Sud Sudan sono esaurite e metà della popolazione, circa 5,7 milioni di persone, sta rimanendo letteralmente senza cibo.

In alcune aree del Paese 1 famiglia su 5 è già colpita dalla carestia.

Oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni in tutto il paese sono colpiti da malnutrizione acuta.

Un’emergenza ancor più drammatica nella parte orientale del Paese, devastato dal conflitto. Nella città di Pibor, nello stato di Boma, l’intensificarsi degli scontri e l’impatto delle alluvioni e dei parassiti hanno devastato i raccolti, facendo crollare la disponibilità di cibo.

Nonostante lo sforzo profuso dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni umanitarie nell’ultimo anno per salvare vite, l’impatto di una guerra di cui non si intravede la fine e la scarsità degli ultimi raccolti hanno esaurito le scorte alimentari e il prossimo raccolto non ci sarà prima di luglio. Le persone ci hanno raccontato di essere costrette a mangiare erbacce per poter sopravvivere.

Non possiamo aspettare una formale dichiarazione dello stato di carestia per intensificare l’intervento in soccorso della popolazione, perché le persone stanno morendo adesso.

Al momento a causa dell’intensificarsi del conflitto si contano oltre 1,7 milioni di sfollati interni e quasi 2,5 milioni di uomini, donne e bambini costrette a fuggire dal paese in cerca di salvezza.

Oxfam lavora a Pibor e in altre aree del Sud Sudan con la distribuzione di cibo, acqua pulita e servizi igienici alla popolazione, per prevenire la diffusione di malattie come il colera.

#SAVINGLIVES – donare acqua salva la vita

Una persona su otto nel pianeta non ha accesso all’acqua potabile a causa di guerre e catastrofi naturali1 persona su 8 nel mondo non ha accesso all’acqua, il nostro nuovo report #SavingLives: emergenza acqua lo dice chiaramente.

Oltre alle 748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) che vivono senza accesso all’acqua potabile, 2,5 miliardi sono prive di servizi igienico-sanitari a causa di guerre e catastrofi naturali.

Per poter aumentare la propria capacità di risposta nelle più gravi emergenze del momento, a Natale abbiamo lanciato la campagna #Savinglives.

#SavingLives – Salviamo vite in emergenza

“In queste aree di crisi dove siamo al lavoro ogni giorno, intervenire tempestivamente per garantire acqua pulita, servizi igienici e sanitari, o un riparo, può fare la differenza tra la vita e la morte per intere famiglie. – spiega Riccardo Sansone, nostro coordinatore umanitario – A oggi abbiamo raggiunto oltre 13,7 milioni di persone nelle più gravi emergenze del pianeta, ma dobbiamo e possiamo fare di più”.

Il quadro umanitario non sta migliorando: uomini, donne e bambini colpiti da guerre che devastano da anni paesi come la Siria, l’Iraq, lo Yemen, il Sud Sudan, o che hanno costretto altri 9 milioni di persone a cercare salvezza dagli attacchi di Boko Haram nell’area intorno al bacino del lago Ciad, tra Nigeria, Niger e Ciad. Guerre, spesso dimenticate, a cui si sommano gli effetti di catastrofi naturali che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando, abbattendosi su aree del pianeta già poverissime come Haiti o il Sudan.

savinglives_nigeriaIn un mondo in cui un terzo della popolazione più povera vive in paesi fragili e politicamente instabili, guerra e violenze possono avere implicazioni devastanti e spesso irreversibili per i civili.
Per questo il tuo aiuto è fondamentale e ti chiediamo di stare al nostro fianco nella lotta alla disuguaglianza! DONA ORA.

Report: #SavingLives – emergenza acqua

comunicato stampa

Alla campagna #Savinglives aderiscono importanti aziende che hanno scelto di diventare Emergency Partner di Oxfam per rafforzare la nostra capacità  di intervenire immediatamente in caso di crisi umanitarie e salvare più vite. Sostengono a oggi la campagna: HuaweiLavazzaMolino Rossetto, Profumerie Douglas, Yogaessential. Per informazioni sull’Emergency Network Oxfam: http://www.oxfamitalia.org/emergency-partner/.

 

Sud Sudan, metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari

Il Sud Sudan sta affrontando un peggioramento esponenziale della crisi umanitaria, dopo la nuova impennata del conflitto che sta lacerando il Paese e impedendo alle organizzazioni umanitarie di fornire aiuti ai milioni di persone colpite dall’emergenza. Nel frattempo episodi di violenza continuano nella capitale Juba e si stanno estendendo anche ad altre aeree del paese, nonostante il fragile cessate il fuoco raggiunto da poco.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam e altre 9 organizzazioni umanitarie al lavoro nel paese – CARE, International Rescue Committee, Mercy Corps, Christian Aid, Danish Refugee Council, Global Communities, Internews, Jesuit Refugee Service, and Relief International – che fanno appello al Governo e all’Esercito di Liberazione del popolo sudanese (SPLA/IO), per un pieno rispetto del cessate il fuoco nella capitale Juba e nell’intero paese. Chiedendo inoltre al Governo e alle forze di pace dell’ONU (UNMISS), di garantire che le organizzazioni umanitarie possano operare in sicurezza per portare aiuti alla popolazione colpita dal conflitto.

IL PEGGIORAMENTO DEL QUADRO UMANITARIO

Metà della popolazione dipende ormai dagli aiuti, mentre già qualche settimana fa – prima del riaccendersi del conflitto, alla vigilia del quinto anniversario dell’indipendenza dello scorso 7 luglio –  si contavano 2,5 milioni di sfollati e 4,8 milioni di persone rimaste senza cibo. Gli scontri, solo nella capitale Juba, hanno già causato almeno 300 vittime e decine di migliaia di sfollati, lasciando molte più persone senza cibo, acqua e riparo.

“Se le condizioni di sicurezza peggioreranno, fornire aiuti sarà logisticamente impossibile. – spiega Alessandro Cristalli responsabile per il Corno d’Africa di Oxfam Italia – A oggi siamo riusciti a scongiurare la carestia nelle aree più difficili da raggiungere, ma se non avremo modo di operare a pieno regime le conseguenze saranno catastrofiche”.

A causa del recente peggioramento della situazione, molte organizzazioni hanno dovuto infatti ridurre temporaneamente il loro personale nel paese. Mentre scorte di cibo, acqua e materiali di primo soccorso sono stati saccheggiati anche dopo il raggiungimento del cessate il fuoco. In un paese che ha soltanto 200 chilometri di strade asfaltate, il conflitto in corso e le restrizioni imposte sui voli interni impediscono alle agenzie di portare aiuti alla popolazione e rifornire i punti di distribuzione dei beni e materiali necessari.

“Ancora una volta, rischiamo di abbandonare il Sud Sudan nel momento di maggior bisogno. – ha dichiarato Kate Phillips-Barrasso, Senior Director of Policy and Advocacy per l’International Rescue Committee –  Molte agenzie di aiuto hanno dovuto sospendere o limitare il lavoro di primo soccorso a causa degli scontri, e sono proprio le persone più vulnerabili a pagarne il prezzo. La comunità internazionale deve raddoppiare i suoi sforzi per trovare una soluzione alla crisi, lo status quo, semplicemente, non è abbastanza”.

Da qui l’appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affinché assicuri la protezione dei civili, garantendo che le organizzazioni umanitarie possano lavorare in sicurezza in tutto il paese.

“L’incapacità delle forze di pace delle Nazioni Unite di proteggere i civili genera insicurezza nel paese e impedisce alle organizzazioni umanitarie di portare i soccorsi necessari alla popolazione. – ha detto Frederick McCray, Country Director di CARE in Sud Sudan – UNMISS deve rispettare il suo mandato: proteggere i civili e il personale umanitario per favorire gli aiuti”.

In questa direzione diviene perciò necessario il raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo tra le parti in conflitto.

 “Il Sud Sudan ha bisogno di una pace duratura. – conclude Deepmala Mahla, Country Director di Mercy Corps in Sud Sudan – È perciò essenziale che le parti in conflitto rispettino il cessate il fuoco e lavorino insieme per trovare una soluzione. La popolazione del Sud Sudan ha già sofferto troppo e per troppo tempo”.