le voci di blogger e attivisti per la giustizia fiscale

Oggi, 7 settembre 2016, vogliamo celebrare in Europa e non solo il Tax Justice Blogging Day, una giornata internazionale di sensibilizzazione sulle tematiche di giustizia fiscale. Attivisti, blogger, giornalisti e voci importanti pubblicheranno per tutta la giornata le loro riflessioni sul tema: perché la giustizia fiscale è importante, cosa possono fare i cittadini, qual è il ruolo dei governi, come funzionano elusione ed evasione fiscale, qual è il vero prezzo che paghiamo, e così via.

Su questa pagina puoi trovare tutti i contenuti dell’iniziativa e i link per approfondire… A questo punto non ci resta che augurarti buona lettura!

L’importanza dell’opinione pubblica nella lotta agli abusi fiscali

Da quando ho finito gli studi universitari e sono tornata nella mia città natale, ho deciso di impiegare il mio tempo in qualcosa che mi facesse sentire realmente utile e che mi legasse nuovamente alle dinamiche sociali della mia città. Mi sono perciò rivolta al team volontari e attivisti di Oxfam Italia presenti ad Arezzo: raramente ho preso decisioni migliori nella mia vita. E in occasione del Tax Justice Blogging Day mi piacerebbe parlarvi di un tema molto importante che ha riempito le mie giornate e i miei interessi negli ultimi mesi: vorrei parlare di giustizia fiscale, una tematica tristemente conosciuta grazie ai media, ma allo stesso tempo strategicamente ignorata dai grandi gruppi multinazionali e, spesso, anche dai governi.

Come attivista ho avuto modo di sensibilizzare i cittadini riguardo a questa tematica. Spesso ho riscontrato pareri contrastanti, ma per lo più ho notato l’incredulità delle persone di fronte a esempi concreti di abuso fiscale. Il nesso fra evasione ed elusione fiscale e disuguaglianza sociale non è di semplice comprensione: per spiegare queste dinamiche alle persone ho intrapreso formazioni e ho aderito ad un lungo viaggio verso il Parlamento Europeo e Amsterdam (città dove si è tenuta, a marzo 2016, la “Tax Justice Together Conference”). Grazie a questa bellissima esperienza, fatta di seminari, workshop e incontri, ho realmente capito quanto fosse importante parlare di giustizia fiscale, di paradisi fiscali e di disuguaglianza alla gente comune.

Quando è scoppiato lo scandalo dei Panama Papers, l’opinione pubblica si è indignata nei confronti di coloro che preferiscono nascondere i loro guadagni dentro la macchina dei paradisi fiscali, e che, pur potendo, decidono di non contribuire al benessere della comunità. Di fronte a tanta indignazione collettiva noi attivisti non possiamo che sentirci appagati e finalmente compresi. Ogni giorno dappertutto colossi internazionali muovono i fili del commercio globale decidendo dove, come e quando si arricchiranno. Decidono non solo per loro stessi, ma anche per la comunità di cui fanno parte: attraverso i paradisi fiscali scelgono ad esempio di non contribuire al benessere economico del paese di produzione, spesso localizzato in paesi in via di sviluppo, e ogni giorno riescono a farla franca. Uno spiraglio di luce però si sta aprendo. L’Unione Europea proprio in questi giorni ha espresso il suo dissenso nei confronti delle grandi lobby che ricorrono all’elusione fiscale: finalmente l’indignazione è arrivata anche nelle sedi istituzionali.

Mi piacerebbe concludere questo post citando le parole di una signora, una piccola imprenditrice di Arezzo che ho avuto il piacere di incontrare durante un’uscita col team attivisti: “Perché io, che ho sempre pagato la mia parte di tasse, devo trovare gli autobus pieni, gli ospedali affollati e gli asili nido all’ultima goccia, se c’è qualcuno che sotto al mio naso non ha mai pagato nulla e beneficia comunque dei miei stessi servizi?”. Penso che dovremmo ascoltare di più le persone che ci circondano. I piccoli imprenditori, i dipendenti, gli studenti e i disoccupati dovrebbero diventare la nuova voce che finalmente gridi: “Basta con i paradisi fiscali! Che le multinazionali paghino la loro parte!”.

Erica, 24 anni, Arezzo

Giustizia fiscale: se fosse anche una questione di genere?

Da tempo, attivisti e campaigner di tutto il mondo impegnati nella lotta per la giustizia fiscale, sostenuti dai rapporti di note organizzazioni come Oxfam, denunciano le tragiche conseguenze del ricorso ai paradisi fiscali da parte di grandi nomi dell’economia internazionale e non solo. L’ultimo scandalo dei Panama Papers fornisce, come se ce ne fosse stato bisogno, un’ulteriore prova dell’elusione fiscale globale e del suo impatto su diritti umani e disuguaglianza economica, soprattutto nei paesi del Sud del mondo, senza dubbio i più colpiti. Ma ad aggravarsi sono anche altre forme di disuguaglianza, prima fra tutte quella di genere: le donne restano la parte più svantaggiata della popolazione, costituiscono la maggioranza tra i poveri, nonché le prime fra i beneficiari dei servizi sociali di base che vengono ridotti per mancanza di risorse disponibili.

I molti “nascondigli” dei potenti del mondo, e la conseguente carenza di fondi pubblici, finiscono per minacciare il diritto delle donne di accedere, tra le altre cose, all’istruzione, a cure sanitarie di base e a programmi di tutela contro la discriminazione di genere. Quel che è più grave è che ad essere minacciata è anche l’efficacia dei fondi di organizzazioni internazionali stanziati per garantire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, dimenticandosi forse che tra questi vi sono anche le questioni della disuguaglianza e della disparità tra uomo e donna.

I leader mondiali devono urgentemente dare priorità ai diritti delle donne e alla giustizia economica: eliminando qualsiasi sistema che permetta ai più ricchi di sfuggire agli obblighi fiscali e costringendoli a pagare laddove devono, si potrebbero recuperare importanti risorse per altrettanto importanti investimenti per una società meno disuguale.

Roberta, 27 anni, Catania

La giustizia fiscale: un affare di tutti

C’è una vaga idea, che condividevo anche io fino a poco tempo fa, che i contributi e le politiche fiscali siano argomenti troppo difficili da trattare, che debbano essere affrontati solo dagli specialisti, dagli esperti del settore e nei confronti dei quali, in fondo, possiamo fare ben poco. Poi ci prendiamo il tempo per riflettere e pensiamo a quello che possiamo anche vedere con i nostri occhi.

La maggior parte di noi ragazzi è precaria. Lavoriamo, quando il lavoro riusciamo a trovarlo, ma quello che vediamo è che i redditi negli ultimi anni non sono aumentati. Diversamente è accaduto per le fasce di popolazione e delle compagnie più ricche, che oltre allo sfruttamento delle risorse e della manodopera a basso costo in paesi terzi, si arricchiscono ricorrendo a strumenti di elusione fiscale e al sistema dei paradisi fiscali. Se poi crediamo in una società giusta ed equa che travalichi i confini dello stato nazionale, e diventiamo coscienti dei fattori che si muovono a livello globale, vediamo come la garanzia di regimi fiscali agevolati e la mancanza di opportune misure di controllo nei confronti dell’evasione e dell’elusione fiscale non facciano altro che perpetrare e alimentare le disuguaglianze economiche e sociali sia all’interno di un singolo paese, che tra un paese e l’altro.

Richiedere misure e politiche che garantiscano una maggiore trasparenza fiscale vuol dire difendere il diritto a un’equa distribuzione a livello mondiale del surplus di ricchezza, finanziare lo sviluppo e servizi pubblici gratuiti e di qualità in ambito sanitario, educativo e sociale. Esigere una maggiore trasparenza fiscale difende l’idea e la prassi di una crescita non più ineguale e al servizio degli interessi dei più ricchi, ma duratura, inclusiva e sostenibile.

Sara, 27 anni, Roma

Sfida l'ingiustizia!

Se vogliamo un mondo senza povertà, una distribuzione più equa delle risorse è il primo passo:

DI' BASTA AI PARADISI FISCALI.

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Claudia Vago e Andrea Baranes

"Agisci per la giustizia fiscale!"

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Sergio Cofferati

“È necessario un nuovo impegno contro evasione ed elusione fiscale”

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Lidia Baratta

“«Berresti un caffè a 20 euro?». Così le multinazionali fanno pagare le loro tasse ai contribuenti”

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Angelo Mincuzzi

“Paradisi fiscali, le nuove “Sodoma e Gomorra” della globalizzazione”

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Vincenzo Visco

“La Apple, le tasse e i paradisi fiscali”

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Giovanni Paglia

“La giustizia fiscale è tema partigiano”

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Giuseppe Civati

“La costituzionalissima giustizia fiscale”

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Andrea Barolini

“Paradisi fiscali, il G20 chiede all’Ocse una black list”

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Luca Martinelli

“Per la giustizia fiscale: oggi è il Tax Justice Blogging Day”

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Federico Rampini

“Tax Justice Blogging Day: il caso Apple riguarda la democrazia”

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Leonardo Becchetti

“Giustizia fiscale: il cuore del problema della diseguaglianza”

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Massimo Marnetto

“Giornata per la Giustizia Fiscale”

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Mikhail Maslennikov

“Disuguaglianza e (In)giustizia Fiscale: quanto siete indignati?”

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Sabina Siniscalchi

“L’ascensore sociale va riavviato”

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Niccolò Locatelli e Cecilia Tosi

“Paradisi e purgatori fiscali”

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Elly Schlein

“#TaxJustice promosso da Oxfam”

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Stefano Catone

“Giustizia fiscale: la mobilitazione deve essere di tutti”

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Corrado Fontana

“Oxfam, un giorno per pretendere giustizia fiscale”

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Luca Aterini

“Senza giustizia fiscale quella sociale e ambientale rimarrà solo un sogno”

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Marco Valli

“Il Movimento 5 Stelle sostiene #TaxJustice”

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Antonio Tricarico

“La mela avvelenata”

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Andrea Barolini

“Evasione fiscale, ogni giorno paghiamo 20 euro per un caffè senza saperlo”

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Tiziana Mori

“Il fallimento dell'Europa nel gestire la giustizia fiscale delle multinazionali”

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Corrado Fontana

“Valori per voi nel giorno della giustizia fiscale”

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Domenico Pugliese

“Giustizia fiscale, Globalizzazione e Stati Uniti d'Europa”

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Demostenes Uscamayta Ayvar

“Basta ai paradisi fiscali”

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7 Settembre 2016: che giornata è stata per Oxfam? Il Tax Justice Blogging Day – una giornata dedicata ad approfondimenti sui temi di giustizia fiscale (e disuguaglianza) inquadrata nella nostra campagna Sfida l’ingiustizia – ci ha permesso, con l’aiuto di voci autorevoli e la partecipazione di tanti cittadini, di ampliare il dibattito pubblico su temi troppo spesso percepiti come estremamente tecnici (e dunque di nicchia), ma che di fatto hanno forti ripercussioni sulla vita di ognuno di noi.

Con il coinvolgimento di blogger, giornalisti, accademici, politici e attivisti, abbiamo ripercorso cronache recenti, denunciando nuovamente i meccanismi e la dimensione degli abusi fiscali (evasione ed elusione) perpetrati da singoli individui e grandi corporation. Abbiamo discusso della sfrenata concorrenza al ribasso nella fiscalità d’impresa tra i paesi, e dei trattamenti fiscali privilegiati (tax ruling) concessi dagli stati alle compagnie multinazionali (nel tentativo di creare, a ogni costo, un clima favorevole per gli investimenti esteri).

Insieme abbiamo riacceso i riflettori sulla rete globale dei paradisi fiscali e sui canali di occultamento offshore della ricchezza, e riflettuto sui costi diretti e indiretti degli abusi fiscali per noi cittadini. Abbiamo dedicato ampio spazio alle soluzioni, non più rimandabili.

Durante il “blogging day” abbiamo apprezzato la carica di Federico Rampini dalle colonne del suo blog su La Repubblica “Estremo Occidente”, la lucidità e l’efficacia divulgativa di Angelo Mincuzzi (l’Urlo/Il Sole 24 Ore), le analisi dell’ex Ministro delle Finanze, il Prof. Vincenzo Visco (sull’Huffington Post Italia), le riflessioni del Prof. Leonardo Becchetti (La Felicità Sostenibile/La Repubblica), la concretezza e il senso di urgenza nelle parole di Sergio Cofferati, Pippo Civati, Giovanni Paglia, Marco Valli, e nelle video-proposte di Elly Schlein direttamente dal Parlamento Europeo. Tanti contributi, tante riflessioni, tanti tagli originali in una pluralità corale raccontata sulla pagina web della giornata italiana.

In sinergia con i nostri partner europei, la giornata ha visto un’ampia partecipazione di opinionisti, blogger e cittadini in ben 16 Paesi dell’UE.

Vi segnaliamo infine un nostro blog su La Stampa e il video “Pagheresti 20 euro per un caffè?” (qui sotto): una serie di camere nascoste in un bar che hanno filmato lo stupore, la perplessità e l’indignazione dei clienti di fronte all’insolita richiesta di pagare un conto maggiorato, coprendo la propria spesa ma anche quella di un altro cliente che ha lasciato il locale senza pagare. “Perché tanto stupore? Le sembra tanto ingiusto?”, viene chiesto ai clienti. “Questo accade in realtà ogni giorno!”: il costo degli abusi fiscali fatto rivivere in forma accentuata a ignari avventori in una pausa caffè al bar. Un contributo per attirare l’attenzione sulla denuncia e sulle proposte di Oxfam che chiede, insieme a oltre 300.000 firmatari della petizione Basta con i paradisi fiscali, misure efficaci di giustizia fiscale come antidoto alle crescenti disuguaglianze che minano i progressi nella lotta alla povertà.