Tax Justice Together: nuove sfide di giustizia fiscale e un segreto su Varsavia

30 Novembre 2016

Mi chiamo Alia Nastari, e sono un’attivista Oxfam. La più fortunata di tutti, a mio parere… Immaginatevi la scena. Squilla il telefono, mi chiamano da Oxfam Italia. Mi invitano a partecipare alla conferenza “Tax Justice Together” a Varsavia! Una due giorni in cui si incontrano (e confrontano) tante organizzazioni internazionali che collaborano sui temi di giustizia fiscale. Voi cosa avreste risposto?

Conferenza Tax Justice Together Varsavia (nov. 2016)

Misha, Alia e Federico

Infilo nello zaino i maglioni più pesanti che ho e parto. Con me ci sono Misha e Federico, due collaboratori di Oxfam che lavorano alla campagna Sfida l’ingiustizia. In aereo, sospesi tra il Mediterraneo e l’est Europa, scopriamo subito di piacerci. Misha vola alto, pensa fuori dal coro. Di persone come lui ne ho incontrata solo un’altra nella mia vita. Federico è dolce e pieno di vita. È buono, si vede subito. E io mi sento felice durante tutto il viaggio, mentre rido di gusto alle loro battute.

A sera in hotel ripasso mentalmente ciò che già so del tema della conferenza: la disuguaglianza all’interno dei paesi tra pochi ricchi e tutti gli altri non è un fatto inevitabile. È frutto di tante variabili e, non ci credevo quando l’ho scoperto, un ruolo centrale lo gioca l’elusione fiscale da parte delle multinazionali. Ogni anno oltre 100 miliardi di dollari transitano dai paesi in via di sviluppo verso i paradisi fiscali. Ho letto che il palazzo Ugland House nelle Isole Cayman è sede di 18.857 società. Chissà come mai vogliono tutti avere l’ufficio lì! Inoltre, 62 persone al mondo possiedono più ricchezza di quella di tutta la metà più povera dell’umanità.

Conferenza Tax Justice Together Varsavia (nov. 2016)

La timeline futura del lavoro su giustizia fiscale

Mi addormento con la testa piena di domande. La mattina dopo nella sala siamo tantissimi. Più di 80 attivisti da tutta Europa e non solo, 24 associazioni partner, 19 paesi rappresentati. Mi siedo in mezzo a Federico e Misha e incomincio ad ascoltare. La giornata analizzando i principali obiettivi per cui le organizzazioni coinvolte lavorano: lotta ai paradisi fiscali, rendicontazione pubblica paese per paese (“public country-by-country reporting”) per tutte le multinazionali, trattati fiscali con i paesi in via di sviluppo, riforme fiscali internazionali Qualcosa è già stato ottenuto. Ma ho l’impressione che le cose da fare non manchino, come testimonia la densissima timeline futura del lavoro per la giustizia fiscale. Ad esempio, entro il 2017 la Commissione Europea stilerà una propria lista nera dei paradisi fiscali. E il nostro compito sarà fare pressione perché i criteri di selezione siano inclusivi di tutti quei paesi in cui le multinazionali godono di privilegi fiscali.

Durante la pausa caffè accade qualcosa che cambia il colore della mia giornata. Mi si avvicina Coralie, che lavora per Oxfam a Bruxelles. “Non ti ho mai vista prima, sei nuova?”. Capisco allora che non sono solo Misha e Federico a essere persone squisite. Lo sono tutti: è un’invasione di sorrisi, domande, interesse, coinvolgimento. Mi sento proprio parte di qualcosa di importante.

I lavori proseguono in sessioni di gruppo. Mi colpisce il lavoro di Ana, che con Oxfam Intermón ha sostenuto l’iniziativa dei volontari spagnoli che si sono recati dalle amministrazioni locali per chiedere di premiare nelle gare di appalto comunali le imprese trasparenti e responsabili in materia fiscale. Perché non farlo anche in Italia? Assaggio per la prima volta il sapore della Polonia: zuppa alla barbabietola, ravioli ripieni di formaggio e delle simil-crepes alla mela.

La "Casa senza angoli", Varsavia

La “Casa senza angoli”, Varsavia

Varsavia per me è una città resiliente, che lecca le sue ferite incessantemente. Un posto dove la storia è dietro l’angolo. E riguarda proprio gli angoli il segreto che il nostro amico polacco Tomasz ci svela: “Vedete questo palazzo? Era la sede del Fondo per il Consiglio militare. Józef Piłsudski ordinò che venisse costruito senza angoli. L’espressione in polacco si riferisce a “senza ricorrere a tangenti”. Però fu preso alla lettera ed ecco il risultato. Oggi il palazzo è detto “Casa senza angoli””.

E in quel preciso istante Varsavia mi insegna qualcosa, che scoprirò però solo il giorno successivo. Torno in albergo ancora del tutto ignara. Tolgo la maglietta Oxfam e infilo il pigiama. Al risveglio il giorno dopo il tema è la società civile, di cui siamo portavoce. I cittadini e le piccole imprese sono i primi a pagare il conto dell’ingiustizia fiscale. L’elusione danneggia il tessuto economico, rende impossibile per le piccole e medie imprese concorrere ad armi pari con le grandi multinazionali, riduce le risorse raccolte dagli Stati, non permette di potenziare misure pubbliche a sostegno del lavoro e i servizi di base per le fasce più povere della popolazione. Tocca chiunque insomma. Ci avevate mai pensato?

Ultimo workshop: abbiamo poco tempo a disposizione per esercitarci a creare una campagna! Lavoriamo di fantasia e nascono delle idee bellissime, che non posso rivelarvi perché spero di vedere presto diventare realtà. E proprio quando pensavo di aver già visto tutto arriva il momento più entusiasmante. Viene proiettata la versione spagnola di questo video e ci interroghiamo sul perché abbia ricevuto migliaia di visualizzazioni.

 

A quel punto capisco: la Casa senza angoli! Nel video le persone si arrabbiano perché percepiscono sulla loro pelle le conseguenze dell’ingiustizia fiscale. Proprio come la Casa senza angoli ha reso reale un concetto astratto. Grazie al segreto che Tomasz mi ha rivelato avrò sempre ben chiaro che essere un’attivista significa rendere tangibile l’ingiustizia, anche quando ci sembra così lontana da non riguardarci o così grande da essere imbattibile.

Al momento dei saluti ci sentiamo così dentro i temi di giustizia fiscale che, invece del tipico “cheese”, quando scattiamo questa foto si alza il coro “country-by-country reporting!”.

Conferenza Tax Justice Together Varsavia (nov. 2016)

La conferenza si chiude e abbiamo un po’ di tempo per visitare la città. Passeggio per Varsavia con più domande di prima. Perché non ci indigniamo per i soldi che ci vengono sfilati da sotto il naso dalle multinazionali? Quando rivedrò le persone fantastiche che ho conosciuto? Cosa posso fare nel mio piccolo per condividere le informazioni preziose che ho appreso in questi giorni e stimolare gli altri? Prima che me ne accorga è ora di rifare lo zaino. Aspettiamo il bus per l’aeroporto nella gelida nebbiolina del mattino. Lasciamo la Polonia carichi di aspettative per il futuro, mentre commentiamo che tornare è sempre più difficile che partire.

Alia