Infografica - Distribuzione rifugiati siriani a fine agosto 2014

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Le tregue locali potrebbero rappresentare la chiave di volta per alleviare la sofferenza umanitaria in Siria, nonché preparare il terreno per la fine del conflitto, se sostenute dalla comunità internazionale nell’ambito di un più ampio processo di pace. Questo quanto emerge da un nuovo rapporto della London School of Economics e Political Science (LSE) e dell’organizzazione Madani, diramato dal Centro Carnegie Middle East Centre di Beirut, in partnership con Oxfam.


Hungry for Peace”, questo il titolo del dossier, mostra come sin dall’inizio del 2012 ci siano stati negoziati e accordi locali in Siria che hanno rappresentato, per migliaia di civili intrappolati in una drammatico conflitto, tregua, aiuti, speranza. Ma il dossier sottolinea anche come, senza fiducia tra i partiti questi accordi siano spesso manipolati e manchi un intermediario neutrale. Queste tregue potrebbero provvedere alle sorti del popolo siriano devastato dalla guerra, ma solo se venissero sostenute dalla comunità internazionale, che dovrebbe mediare e monitorare la situazione, in modo che si giunga ad una complessiva soluzione politica.


“Dopo tre anni e mezzo, i siriani desiderano la pace – ha dichiarato Dr Rim Turkmani,  ricercatore LSE, attivista siriano e principale autore del rapporto. Mentre i tentativi globali di raggiungere una soluzione politica sono stati rapidamente messi in secondo piano, i siriani stanno spingendo per un periodo di tregua negoziando accordi locali. Alcuni di questi accordi hanno fermato i combattimenti e aperto il flusso degli aiuti, altri hanno permesso il ripristino dei servizi idrici ed elettrici ad un’ampia zona del paese. Persino quando i negoziati falliscono, testimoniano il forte potenziale e desiderio locale di stabilità che rimane non sfruttato. In Siria deve esserci un tentativo combinato di pace che giunga dall’alto e dal basso, altrimenti la pace non sarà possibile”.


Sebbene esistano formidabili manovratori del conflitto siriano – dagli interessi del potere locale e globale fino alla fiorente economia di guerra – il dossier rivela come la pressione e il coinvolgimento dei civili possano essere la chiave per tregue durevoli, che hanno portato alla riduzione dei morti e all’apertura agli aiuti umanitari. Come nel caso della tregua di inizio gennaio a Barzeh, a nord di Damasco, che ha permesso al Programma Alimentare Mondiale di fornire cibo alla popolazione per la prima volta dopo più di anno e a migliaia di persone di tornare.


Il dossier sostiene che la comunità internazionale può aiutare gli accordi locali, rendendoli più duraturi e creando maggiori aree di stabilità. Viene citato l’esempio del cessate il fuoco nazionale dell’aprile 2012, che fu monitorato dalle Nazioni Unite, durante il quale il numero delle vittime diminuì del 25%. Sebbene il supporto internazionale sia venuto sfortunatamente a mancare dopo il ritiro della missione Onu nel giugno del 2012, ora il nuovo piano dell’inviato Onu Staffan De Mistura che vuole offrire sostegno al “congelamento” dei combattimenti offre qualche speranza.


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