Yemen, aumentano le vittime civili

12 Dicembre 2019

Hodeidah, la città più letale e pericolosa

Hodeidah, la città più letale e pericolosa dello YemenNonostante il cessate il fuoco stabilito con gli accordi di Stoccolma il 13 dicembre 2018, la città portuale Hodeidah (la principale del Paese) rimane il luogo più letale e pericoloso dello Yemen per migliaia di famiglie innocenti, con un quarto di tutte le vittime civili del paese nel 2019: 799 tra morti e feriti e il 40% degli oltre 2.100 attacchi sui civili, che hanno continuato imperterriti dopo il summit di un anno fa tra le parti in conflitto. 

Un Summit che aveva regalato un barlume di speranza  e si è poi tradotto quasi in un nulla di fatto. 

Bombe e violenza solo nel 2019 hanno causato 390.000 sfollati. La metà di queste provengono dai 3 governatorati di Hajjah, Hodeidah e Al Dhale’e. Solo da Hodeidah dall’inizio del conflitto oltre 600 mila persone sono state costrette a fuggire per mettersi in salvo.

Yemen: un paese fantasma

Mezzo milione di sfollati in fuga dai combattimenti, senza un riparo sicuro ed esposti al gelo dell’invernoLo Yemen è ormai un paese fantasma con 10 milioni di persone rimaste letteralmente senza cibo sull’orlo della carestia e altre 7 milioni già colpite da grave malnutrizione. È la più grave crisi umanitaria al mondo in questo momento, secondo le Nazioni Unite. Case, scuole, ospedali, mercati sono distrutti o danneggiati.

La crisi umanitaria ha raggiunto livelli inimmaginabili in Yemen e sono i civili inermi a subirne le conseguenze più disastrose: sono mezzo milione gli sfollati in fuga dai combattimenti, senza un riparo sicuro ed esposti al gelo dell’inverno.

Il 90% del cibo deve essere importato e, a causa dei combattimenti e dei blocchi imposti dalle autorità, è sempre più difficile per le organizzazioni umanitarie raggiungere le comunità che non hanno più accesso a ospedali, mercati, acqua potabile. Il 70% del cibo, delle medicine e del carburante da cui dipende la sopravvivenza di oltre 20 milioni di yemeniti allo stremo transita dal porto di Hodeidah. 

Quest’anno, 327 attacchi hanno colpito direttamente abitazioni civili (il 60% del numero di attacchi totali) provocando il 50% delle vittime totali tra donne e bambini

Senza un vero processo di Pace si rischiano altri 5 anni di guerra

Oggi, insieme alle altre organizzazioni umanitarie che lavorano nel paese (Action contre la Faim, Adventist Relief and Development Agency, CARE International, Danish Refugee Council ,Handicap International -Humanity and Inclusion, Islamic Relief, International Rescue Committee, IntersosMedecins du Monde, Norwegian Refugee Council, Première Urgence International, Saferworld, Vision Hope  e ZOA), rilanciamo un appello al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ai leader mondiali per attuare con  urgenzal’accordo di Stoccolma.

Sebbene con la riapertura dell’aeroporto di Sana’a a voli di assistenza sanitaria, migliaia di vite saranno salvate, è tempo di fissare le tappe di un vero processo di pace stabilendo:

  1. in primis un cessate il fuoco in tutto il paese
  2. un piano per riattivare l’economia attraverso lo sblocco dei salari
  3. l’abolizione del controllo politico sui combustibili.

L’export di armi 

È vitale inoltre adesso bloccare l’export di tutte le tipologie di armi verso tutte le parti in conflitto, non solo quello di missili e bombe verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Ponendo così fine ad un giro d’affari che ha contribuito, anche se indirettamente, al massacro del popolo yemenita.

Restiamo in attesa di una risposta dal Governo e in particolare dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio sulla richiesta di incontro espressa dalla società civile, per capire come e se sia stato reso effettivo lo stop parziale alla vendita di armi italiane, votato a giugno in Parlamento.

Allo stesso tempo chiediamo con forza al Governo, che l’Italia si faccia promotrice di un embargo europeo di armi verso tutti i paesi componenti la coalizione saudita, dando seguito alla linea intrapresa a giugno.

Si tratta di una battaglia di civiltà a cui tutti i cittadini possono contribuire facendo sentire la propria voce: chiedendo che si faccia subito tutto il possibile per alleviare le sofferenze del popolo yemenita e il nostro Paese non si renda più anche solo indirettamente complice del massacro di persone inermi.

Si può firmare la petizione #SosYemen al Governo italiano QUI