Provide: gli operatori raccontano

Contrasto alla violenza di prossimità e di genere

La violenza di genere

Molte delle donne richiedenti asilo e rifugiate hanno denunciato agli operatori legali di aver subito violenze gravi in Libia.

Questi professionisti raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo. La memoria legale è concordata con la persona che chiede asilo ed è un servizio che il centro di accoglienza ospitante può offrire in presenza della volontà dell’assistito.

La presenza di donne, minori e uomini rifugiati che hanno vissuto una storia traumatica di tratta di esseri umani, tortura e detenzione, richiede al personale dei centri di accoglienza ed ai servizi preposti alla tutela delle vittime delle competenze specifiche per un percorso di identificazione dei casi e di riabilitazione efficace. Con il progetto Provide lavoriamo a questo.

Una delle operatrici legali intervistate per il progetto Provide riferisce che dai ricordi delle donne richiedenti asilo (provenienti principalmente da Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Somalia ed Eritrea) è emerso che “le ragazze durante il colloquio legale, svolto in collaborazione con una mediatrice culturale formata, si sentono libere di parlare delle violenze passate. Moltissime di loro raccontano di aver subito frustate, sigarette sulla pelle, precedenti violenze sessuali, violenze sistematiche e torture durante i viaggi in Libia e nel Paese di origine. I perpetratori di queste violenze possono essere i loro stessi partner, i clienti (nel caso di tratta di esseri umani), agenti di polizia, soldati. Quando identifichiamo le vittime ci riferiamo alla medicina legale, a visite mediche ad hoc e ad un servizio di presa in carico psicologica perché questi segni invisibili trovino parziale riconoscimento e supporto”.

Le nuove norme di fatto demoliscono l’attuale sistema di accoglienza diffusa, un modello virtuoso e capace di garantire l’integrazione di migranti e rifugiati sbarcati sulle coste italiane e la positiva interazione con le comunità ospitanti.

Le organizzazioni del Tavolo Asilo Nazionale contrarie al DL Sicurezza-Bis

Il Governo, negando l’esistenza di una guerra civile in Libia, continua nell’intento di impedire qualsiasi fuga, inasprendo la lotta contro chi cerca di salvare vite umane.

Colpisce chi risponde all’obbligo di soccorso prevedendo sanzioni amministrative per comportamenti coerenti con l’ordinamento giuridico e con i principi costituzionali, ma che agli occhi del Ministro mettono in pericolo l’Ordine Pubblico.

Radica la competenza dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare su Procure della Repubblica impegnate nella lotta alle mafie, rischiando di distoglierle da un’attività di fondamentale importanza.

Trasferisce le competenze interdittive del Codice della Navigazione dal Ministro delle Infrastrutture al Ministro dell’Interno, violando gli ambiti di reciproca competenza.

Introduce norme per espellere chi è detenuto in carcere e finanzia i Paesi extra UE per le riammissioni degli stessi, senza considerare i concreti rischi di violazione di diritti umani.

Prevede inoltre una serie di misure d’inasprimento del Codice Penale contro le legittime manifestazioni di espressione democratica.

Le Associazioni del Tavolo Asilo Nazionale sono quindi profondamente preoccupate per come il Governo sta affrontando il tema dei diritti delle persone migranti, del loro salvataggio in mare, dell’accoglienza nei territori.

Riteniamo necessario ribadire che, come previsto dalla nostra Costituzione, l’Italia debba promuovere politiche inclusive e di accoglienza, anziché contrastare chi salva vite umane. Riteniamo altresì che non si debbano consentire respingimenti verso zone di guerra e verso porti non sicuri, cosi come denunciato dalle Nazioni Unite nella lettera inviata al nostro governo.

Per il Tavolo Asilo Nazionale: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CIR,, CNCA, Comunità di S.Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency ONG, Focus – Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Legambiente, Mediterranean Hope (Programma Rifugiati e Migranti della FCEI), Medecins du Monde – Missione Italia, Oxfam,  Senza Confine

Hanno inoltre aderito: Gruppo Abele, Libera, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Open Arms Italia ODV, Sea-Watch.

Migranti, i centri proposti dalla Ue saranno nuovi campi di detenzione

Chiediamo la riforma del sistema di asilo a livello europeo e la riapertura dei porti italiani

La Commissione Europea ha proposto la realizzazione di nuovi “centri controllati” di sbarco per migranti e rifugiati all’interno dell’Unione Europea e tramite accordi ad hoc nei paesi extra-Ue.

Una proposta preoccupante, dal momento che questi centri controllati potrebbero diventare dei veri e propri campi di detenzione. Impostazione già fallita in Grecia, dove le persone si trovano a dover sopravvivere in condizioni disumane. (altro…)

Summit a Bruxelles sulla crisi migratoria

La riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

I leader europei, riuniti oggi a Bruxelles per il summit sulla crisi migratoria, non sono riusciti a trovare un accordo per una vera riforma del sistema europeo di asilo.

Sulla riforma del Trattato di Dublino i leader europei continuano a scaricare le loro responsabilità per la tutela dei diritti umani dei migranti.

In un momento in cui sarebbe necessario dimostrare una vera leadership europea, i capi di stato europei e i governi continuano a scaricare le loro responsabilità per il controllo delle frontiere fuori dall’Unione sui paesi africani, ma Paesi come la Libia si sono già dimostrati non in grado di garantire la tutela dei diritti umani dei migranti: nelle carceri di questo paese le persone sono quotidianamente vittime di abusi e torture.

A tutto questo si aggiunge il via libera degli Stati Membri alla creazione solo su base volontaria di aree di sbarco dei migranti e di centri “controllati” chiusi, che rischiano di assomigliare a veri e propri centri di detenzione. Un altro punto che rappresenta l’ennesimo fallimento di un approccio europeo che minaccia direttamente i diritti di donne, uomini e bambini in fuga da guerre e persecuzioni nei propri paesi di origine.

Una migrazione ben gestita e un sistema di asilo europeo efficace dovrebbero andare al di là dei Paesi di primo approdo dei migranti e per questo sarebbe stato fondamentale una riforma del Trattato di Dublino nella direzione di una ridistribuzione automatica e obbligatoria dei richiedenti asilo tra i Paesi Membri.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Per la riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

Chiediamo la riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

Chiediamo ai leader europei che si riuniranno domani e venerdì per il Consiglio europeo in programma a Bruxelles una riforma del sistema di asilo europeo in grado di garantire:

  • la condivisione di responsabilità tra tutti gli Stati membri
  • la tutela dei diritti di chi fugge da guerre e persecuzioni.

In questo momento le persone che cercano riparo in Europa si stanno scontrando con frontiere chiuse, porti chiusi, respingimenti effettuati anche illegalmente come nel caso dei minori a Ventimiglia.

A preoccupare inoltre l’atteggiamento assunto dal Governo italiano nelle ultime settimane rispetto alle operazioni di salvataggio in mare.

Al largo delle coste italiane, intere famiglie oggi sono intercettate e riportate in Libia per ritrovarsi nuovamente vittime degli abusi e delle torture da cui sono scappate, in Grecia restano invece intrappolate in campi sovraffollati con servizi di base del tutto insufficienti.

Vogliamo una prospettiva europea condivisa e solidale e che l’Italia sciolga qualsiasi ambiguità sulla riforma del Trattato di Dublino.

Per questo chiediamo che l’Italia riapra i propri porti alle navi, anche a quelle delle ONG, cariche di persone in fuga dalla Libia. 

European Solidarity

Sosteniamo l’iniziativa di mobilitazione #EuropeanSolidarity, lanciata in tante piazze europee e italiane e sui social network di cittadini e organizzazioni della società civile per chiedere un’Europa più accogliente e solidale.

Oxfam Italia sarà presente alle 18 a Firenze con molte altre organizzazioni nel quadro della manifestazione #Insiemecontroilrazzismo, oltre che a Roma e in altre città italiane.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Se questa è Europa. La situazione dei migranti a Ventimiglia

La situazione dei migranti a Ventimiglia

A tre anni dal ripristino dei controlli alla frontiera da parte della Francia, la situazione dei migranti a Ventimiglia resta grave. A lungo donne, bambini e ragazzi soli si sono accampati sul greto del fiume, in condizioni durissime. I recenti sgomberi, disperdendo le persone sul territorio, le hanno rese ancora più vulnerabili.

La Francia continua i respingimenti di minori non accompagnati, in palese violazione del diritto europeo e interno. Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali.

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate. Al momento però l’unica struttura di accoglienza è presso il Campo Roja che ha disponibili 444 posti.

Il rapporto Se questa è Europa

Il nuovo rapporto Se questa è Europa, diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità, lancia un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania.

Sempre di più le donne sole, anche con figli piccoli, costrette a dormire all’aperto.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi:

  • il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni
  • la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro
  • la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale.

I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni.

In Italia, invece, permangono gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la propria famiglia in altri paesi europei.

 

Rapporto in francese: NULLE PART OÙ ALLER. L’échec de la France et de l’Italie pour aider les réfugiées et autres migrantes échouées à la frontière vers Vintimille

Rapporto in inglese: NOWHERE BUT OUT. The failure of France and Italy to help refugees and other migrants stranded at the border in Ventimiglia

L’appello a Italia, Francia e Ue

Di fronte a quest’emergenza in continuo divenire, chiediamo alle autorità locali e al Governo italiano che vengano individuate rapidamente strutture adeguate per realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e sicura dei soggetti più vulnerabili.

Insieme a Diaconia Valdese e Asgi attraverso l’unità mobile del progetto Open Europe, da settembre del 2017 abbiamo soccorso circa 750 migranti, arrivati a Ventimiglia, di cui il 20% di minori stranieri non accompagnati:

  • attraverso la distribuzione di kit di prima necessità ai tanti costretti a vivere all’aperto lungo il greto del fiume Roja
  • identificando i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili
  • fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale
  • dando informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Un milione di sud sudanesi trova rifugio in Uganda

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fameÈ di oggi l’annuncio dell’UNHCR secondo cui il numero di profughi provenienti dal Sud Sudan ha raggiunto il milione in Uganda.

Cosa succede in Sud Sudan

In Sud Sudan ci sono 1,94 milioni di sfollati interni: da dicembre 2013, 1 su 3 è stato costretto a lasciare il proprio paese. Circa 6 milioni hanno bisogno di aiuto umanitario e Oxfam lavora in 10 comunità per portare cibo, acqua e kit igienico-sanitari, in particolare nella Panyijar County, dove arrivano moltissime persone in fuga dalla carestia.

L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fame.

L’Uganda accoglie profughi e rifugiati

Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda consente a un milione di rifugiati di trovare un luogo sicuro in cui vivere.

L’Uganda ospita anche profughi provenienti da Repubblica democratica del Congo, Burundi e Repubblica Centrafricana

Eppure, tra i paesi ospitanti, l’Uganda è tra quelli che ricevono meno fondi.

AIUTACI A SALVARE QUANTE PIÙ VITE POSSIBILI

Sud Sudan sull’orlo della carestia

In alcune aree del Paese 1 famiglia su 5 è già colpita dalla carestia. Oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni sono colpiti da malnutrizione acuta. Non possiamo aspettare una formale dichiarazione dello stato di carestia per intensificare l’intervento in soccorso della popolazione: le persone stanno morendo adesso

Uragano Irma, migliaia di sfollati

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico…

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

Aiutamo i civili esausti e traumatizzati, in fuga da Tal Afar e dal’ISIS, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua. Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Accoglienza? Per l’Europa parliamo di indifferenza

Mentre altre 5 vite (tra cui quelle di 4 bambini) vengono inghiottite dal mar Egeo al largo di Lesbo, si chiude un anno vissuto dall’Europa più all’insegna dell’indifferenza che dell’accoglienza, più della paura e dell’esclusione che dell’apertura ad una società davvero solidale.

Un’indifferenza che stride in modo lancinante con la condizione degradante in cui da mesi ormai versano migliaia di migranti “intrappolati” in Grecia, lungo la rotta balcanica. Una situazione drammatica di cui purtroppo, troppo spesso, si fanno complici quei media che accendono i riflettori sulla crisi migratoria solo all’indomani dell’ennesima tragedia.

Nel frattempo però, in virtù del più volte “sbandierato” accordo tra Ue e Turchia, per paura di non riuscire a riportarli indietro dalla terraferma, oltre 16 mila migranti sono bloccati sulle isole greche (tra Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos) costretti a vivere in condizioni disumane e di sovraffollamento in campi e strutture attrezzate per accoglierne appena 7.450. Sono uomini, donne e bambini esposti al freddo dell’inverno o alla xenofobia (come successo l’altro giorno a Chios), che dopo aver rischiato la vita attraverso il Mediterraneo, adesso la rischiano anche solo per riscaldarsi o farsi da mangiare dentro a una tenda.

In questo scenario l’Europa non solo resta a guardare, rifiutandosi di sostenere i paesi di primo arrivo come Italia e Grecia con un vero processo di relocation tra gli stati membri, ma rivendica con “orgoglio” quelle scelte che la stanno portando ad un sempre più evidente ripiegamento su stessa, a tradire i suoi valori fondanti.

Lo ha fatto con un video “spot” sulle politiche di respingimento in chiusura del Consiglio europeo del 15 dicembre, a cui MSF e Oxfam hanno risposto con un video di contro-narrativa. Lo sta compiendo nei fatti, negando percorsi di accesso sicuri verso l’Europa ai profughi in fuga da guerre, fame e persecuzioni.

Di fronte, una “invasione” tanto sbandierata quanto inesistente. Basta guardare ai numeri delle persone accolte in Italia. Ad oggi sono poco più di 170 mila ossia lo 0,2% della popolazione.

Un dato talmente eloquente da non lasciare spazio a fraintendimenti. Da qui l’appello alla società civile, alla politica italiana ed europea, a non arrendersi allo status quo. Pensare di gestire un fenomeno epocale, in un’ottica meramente securitaria, attraverso l’esternalizzazione nella gestione dei confini europei è infatti non solo irresponsabile, ma equivale ad alimentare forse uno degli aspetti più aberranti della crisi migratoria degli ultimi anni: il traffico di esseri umani che ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero. La rotta più mortale di sempre.

Alessandro Bechini, Direttore dei programmi in Italia. Il testo del blog è stato pubblicato il 21 dicembre 2016 su Repubblica.it

Il triangolo virtuoso contro lo sfruttamento del lavoro dei migranti

firma-accordo-1Un innovativo accordo, primo nel suo genere in Italia, per offrire a giovani migranti richiedenti asilo, un percorso di accesso, regolare e trasparente, al mercato del lavoro italiano, sconfiggendo sfruttamento e concorrenza sleale.

E’ il risultato dell’intesa, sottoscritta stamani tra la nostra organizzazione, Cisl Firenze-Prato e le agenzie per il lavoro del territorio Adecco Italia, Ali-Spa, GI-Group, LavoroPiù e Synergie Italia.  Ultimo step di un percorso iniziato già nei mesi scorsi che dalla formazione si pone adesso l’obiettivo di passare all’inserimento lavorativo, consentendo ai migranti di proporsi sul mercato del lavoro attraverso canali legali, come alternativa alle reti parallele di lavoro nero nelle quali spesso rischiano di finire.

Dall’orientamento alla ricerca di lavoro regolare

In virtù dell’intesa sottoscritta nei mesi scorsi tra noi e Cisl, un primo gruppo di 16 giovani migranti accolti  in Toscana, ha avuto infatti l’occasione di partecipare l’8 e il 9 novembre scorsi, ad un corso di orientamento attivo al lavoro presso la Cisl di Firenze (che verrà replicato ed esteso) dedicato alla formazione sull’impostazione del curriculum vitae, alla profilazione e alle informazioni sulle varie tipologie contrattuali. Un’occasione di formazione che adesso aprirà nuove occasioni lavorative ai giovani migranti.

Nell’accordo sottoscritto stamani infatti le agenzie firmatarie “si rendono disponibili ad individuare percorsi specifici” previo colloqui con ogni singolo migrante, “che possano valorizzare le competenze maturande o maturate delle persone coinvolte, al fine di un loro inserimento lavorativo”.

Con questa intesa si passa dalle parole ai fatti. – ha detto il segretario generale della Cisl di Firenze e Prato, Roberto Pistonina – In una società spaccata tra quanti vedono l’immigrazione solo come un problema e quanti invece se ne fanno carico in termini di integrazione e opportunità, la Cisl di Firenze e Prato ha pensato e reso operativo, grazie alla collaborazione di Oxfam e la disponibilità di 5 agenzie interinali, un progetto concreto. Abbiamo creato un circuito positivo che è esempio di cosa possiamo fare lavorando insieme.”

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Alessandro Bechini, nostro direttore dei programmi, dichiara:Per i giovani che hanno preso parte al corso di orientamento al lavoro appena conclusosi potrebbero aprirsi adesso prospettive concrete di inserimento lavorativo: obiettivo primario per noi infatti è aiutarli nella ricerca attiva di un impiego, sottraendoli al caporalato e al lavoro nero, che oltre a costituire un pericolo per loro, rappresentano anche un danno per le tante imprese che operano correttamente sul mercato del lavoro”.

 

Il percorso di accoglienza in Toscana

Il percorso di accoglienza in Toscana

Oxfam si occupa dei richiedenti asilo dal momento della loro assegnazione fino all’ottenimento o meno dei documenti necessari per soggiornare legalmente nel nostro paese o fino a che abbiano acquisito gli strumenti necessari per vivere autonomamente e integrarsi sul territorio. Ogni richiedente asilo è considerato nell’ottica di un futuro cittadino.

Obiettivo dell’asylum support è far sì che il richiedente asilo/rifugiato abbia gli strumenti per essere capace di muoversi e relazionarsi in autonomia e indipendenza nel territorio che lo accoglie, nel pieno rispetto delle regole di convivenza civile e delle leggi del nostro paese.

Garantire piena indipendenza e autonomia significa piena conoscenza della lingua, degli usi e dei costumi del paese ospitante, delle leggi e della civile convivenza, capacità di trovare un’occupazione e garantirsi un reddito dignitoso per mantenere se stessi e provvedere al proprio futuro e alla propria realizzazione.

Il modello di accoglienza diffusa di Oxfam e i servizi offerti al richiedente asilo

Oxfam segue il modello di accoglienza della Regione Toscana (accoglienza diffusa) nel quale si riconosce. La finalità è la piena autonomia del soggetto, volta a favorire l’integrazione.

A oggi in Toscana vi sono 239 richiedenti asilo accolti da Oxfam nelle province di Arezzo, Firenze, Livorno e Siena, ma si pensa di raggiungerne 300.

Oxfam segue il modello di accoglienza della Regione Toscana (accoglienza diffusa) nel quale si riconosce. La finalità è la piena autonomia del soggetto, volta a favorire l’integrazione. A oggi in Toscana vi sono 239 richiedenti asilo accolti da Oxfam nelle province di Arezzo, Firenze, Livorno e Siena e si pensa di raggiungerne 300. Nella provincia di Livorno è attivo anche un progetto di accoglienza per minori non accompagnati.

Oxfam offre ai richiedenti asilo i seguenti servizi:

  • Assistenza legale
  • Abitazione
  • Apprendimento della lingua italiana
  • Spostamenti
  • Sport e attività ludiche
  • Categorie vulnerabili
  • Assistenza sociosanitaria
  • Vitto e beni di prima necessità
  • Mediazione linguistico culturale
  • Formazione professionale, avviamento al lavoro e volontariato
  • Monitoraggio, ricerca e valutazione